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Made in Italy, cos’è la rete delle Città madri: i requisiti e cosa potrebbe cambiare

di Redazione Corriere Politico
18/04/2026
in Economia Italiana
Made in Italy, cos’è la rete delle Città madri: i requisiti e cosa potrebbe cambiare

Una nuova proposta di legge punta a valorizzare i territori italiani legati alla nascita e allo sviluppo del Made in Italy. Il disegno di legge (AS 1679), promosso dal senatore Luca De Carlo, è atteso in Aula al Senato per la prima lettura. L’obiettivo è istituire la “Rete delle Città madri del Made in Italy”, un sistema coordinato di Comuni che rappresentano i luoghi d’origine di produzioni storiche e filiere industriali di rilievo. La rete verrebbe istituita presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e si inserisce nel quadro normativo già definito dalla legge 206 del 2023, che riconosce il Made in Italy come elemento strategico dell’economia nazionale.

I requisiti per entrare nella rete
Il disegno di legge prevede criteri specifici per il riconoscimento delle Città madri. Tra i principali requisiti:

l’uso pionieristico dell’indicazione “Made in Italy” prima del 1925;
un ruolo determinante nello sviluppo di una filiera produttiva di rilievo nazionale o internazionale;
la presenza di musei, archivi o centri di documentazione legati alla tradizione produttiva.

In una versione precedente della proposta era stato indicato anche un requisito temporale legato alla presenza sul mercato da almeno cento anni, con apertura a possibili revisioni per ampliare la platea dei territori coinvolti. Il testo riconosce formalmente Calalzo di Cadore come prima “Città madre del Made in Italy”. La scelta si basa su studi storici che hanno individuato in questo territorio uno dei primi utilizzi del marchio Made in Italy già alla fine dell’Ottocento. “La testimonianza storica rappresenta la dimostrazione che già nel 1897 si percepiva la straordinaria portata delle produzioni Made in Italy”, ha spiegato De Carlo. Il Cadore è infatti considerato la culla dell’occhialeria italiana, una filiera che nel tempo ha assunto un ruolo centrale nel panorama industriale nazionale.
Il marchio e le iniziative di valorizzazione
Tra le novità previste dal disegno di legge c’è anche l’introduzione di un marchio distintivo “Città madre del Made in Italy”. I Comuni riconosciuti potranno utilizzarlo per promuovere il territorio e le produzioni locali, anche attraverso iniziative culturali e turistiche. Il progetto prevede inoltre il coinvolgimento dei ministeri competenti per sostenere attività di valorizzazione, inclusa la possibilità di emissione di francobolli celebrativi dedicati.
Uno degli obiettivi principali della rete è rafforzare il legame tra identità produttiva e sviluppo economico. Secondo De Carlo, “per le piccole realtà il turismo è diventato una necessità” e la creazione di una rete rappresenta un modo per affrontare le sfide in modo coordinato. L’aggregazione tra territori può facilitare l’accesso a finanziamenti, anche europei, e sostenere strategie di promozione condivise. In questo contesto, il Made in Italy viene utilizzato come leva per attrarre visitatori e valorizzare produzioni di nicchia ad alto valore aggiunto.
La valorizzazione dell’ archeologia artigianale
La proposta introduce anche il concetto di archeologia artigianale, intesa come recupero e promozione delle tradizioni produttive storiche. Musei, percorsi espositivi e iniziative locali diventano strumenti per raccontare l’evoluzione delle filiere industriali e rafforzare l’identità dei territori. Questo approccio consente di integrare cultura, turismo e produzione, creando nuove opportunità economiche.

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