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Home Scienze

Meta e YouTube sono ritenute responsabili di aver creato prodotti che inducono dipendenza

di Redazione Corriere Politico
26/03/2026
in Scienze
Meta e YouTube sono ritenute responsabili di aver creato prodotti che inducono dipendenza

Una giuria di Los Angeles ha emesso una sentenza destinata a ridefinire i confini della responsabilità per i giganti tecnologici. Il verdetto stabilisce che le caratteristiche di design di alcune piattaforme social sono state un “fattore sostanziale” nel causare danni alla salute mentale di una giovane utente. La condanna impone il pagamento di 6 milioni di dollari in danni compensativi e punitivi, ripartiti tra le società coinvolte, segnando la prima conclusione di questo tipo in un processo per danni personali legato alla dipendenza da social media.

Durante il dibattimento, la tesi dell’accusa ha sostenuto che i vertici aziendali fossero consapevoli del potenziale additivo dei propri prodotti. Le testimonianze di alti dirigenti e l’analisi di documenti interni hanno rivelato che gli avvertimenti sulla sicurezza sollevati dai dipendenti sarebbero stati ignorati a favore di strategie volte a massimizzare l’engagement. “Oggi, una giuria ha visto la verità e ha ritenuto Meta e Google responsabili di aver progettato prodotti che creano dipendenza e danneggiano i bambini”, hanno dichiarato i legali della parte civile Lexi Hazam e Previn Warren. Mentre YouTube ha espresso rammarico per le sofferenze della querelante, Meta ha annunciato l’intenzione di esplorare opzioni legali per il ricorso in appello.
Possibili conseguenze in Europa
In Europa, questa sentenza statunitense potrebbe agire da catalizzatore per l’applicazione del Digital Services Act (DSA). Sebbene il sistema giuridico europeo differisca da quello statunitense (basato sulla Common Law), il DSA impone già obblighi severi alle piattaforme per la protezione dei minori e la valutazione dei rischi sistemici legati alla salute mentale. Una condanna per “design negligente” negli USA potrebbe spingere la Commissione Europea a intensificare le indagini sui “pattern oscuri” e sugli algoritmi di raccomandazione, portando potenzialmente a sanzioni amministrative molto più elevate rispetto ai risarcimenti americani, calcolate fino al 6% del fatturato globale delle aziende coinvolte.

Il caso, noto come “watershed case” o precedente legale determinante, è il primo di una serie consolidata che vede oltre 1.600 firmatari pronti a portare in tribunale le proprie esperienze. Organizzazioni no-profit come Mothers Against Media Addiction (MAMA) hanno definito la decisione una “validazione attesa da tempo”, sollecitando ora l’approvazione di leggi che impongano standard di sicurezza nativi per i prodotti digitali destinati ai giovani.

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