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Mps, BlackRock ultimo giallo del romanzo finanziario scritto a Siena

di Redazione Corriere Politico
14/04/2026
in Finanza
Mps, BlackRock ultimo giallo del romanzo finanziario scritto a Siena

E’ un vero e proprio romanzo finanziario quello del Monte dei Paschi di Siena. L’ultimo colpo di scena è un vero giallo. E vede come protagonista il fondo Blackrock. A due giorni dal voto comincia a circolare una voce. Il grande fondo americano sarebbe orientato a sostenere la lista che ricandida Lovaglio. Nulla di clamoroso, in apparenza. Le conferme rimbalzano, le agenzie battono. Ma BlackRock non conferma. Mai. Silenzio assoluto, prima e dopo. E allora la domanda si insinua: a chi giova? C’è chi affila lo sguardo e va oltre: la quota teorica non è sempre la quota votante. Il perimetro reale che potrebbe non coincidere con quello dichiarato. I più esperti non si scompongono: è solo l’ennesimo enigma in una vicenda dove nulla, davvero nulla, è andato lineare.

Riavvolgiamo: da quando Luigi Lovaglio è stato escluso dalla lista del Cda, tutto – ma davvero tutto – sa di giallo: mai risolto. Data di fondazione del romanzo: 2 marzo, “Lovaglio non è in discussione”, assicurano più fonti. Il 3 marzo: le stesse fonti frenano — “se ne sta parlando, forse…”. Il 4 marzo: la rottura. Il consiglio esclude l’uomo del risanamento. Il nome di Lovaglio sparisce dalla lista per il rinnovo del board. La lista del Cda candida Maione presidente e cala il tris: Palermo-Passera-Vivaldi. Punto a capo.Le spiegazioni ufficiali e ufficiose si mischiano. Si parla di divergenze strategiche, di una traiettoria troppo autonoma rispetto agli azionisti di riferimento. Lui, come Garibaldi, al contrario: “Non ho obbedito”. Sottotraccia, un’altra preoccupazione: non si può rischiare con un amministratore delegato sotto indagine. È il punto che pesa, quello che non si dice ma orienta.Su Piazza Salimbeni cala la nebbia. Lovaglio cosa farà? Le voci si rincorrono: una poltrona pronta altrove, una uscita negoziata. Altri avvertono: attenzione, non è finita. Tra inizio marzo e il 21 scorrono giorni sospesi, interrotti solo dall’ipotesi — sempre più concreta — di una lista alternativa.Il 18 marzo Lovaglio è a Londra. È ancora amministratore delegato. Difende il piano, rivendica risultati. Ma il ruolo è già una domanda: parla da capo della banca o da candidato? Non lo chiarisce. Non lo farà mai davvero. Il 20 marzo filtra un’altra indiscrezione: la lista Girondi, quella che avrebbe dovuto portarlo allo scontro diretto, è saltata. Sembra finita. Invece no.Nel sabato dell’equinozio, 21 marzo, arriva il colpo di scena: Lovaglio entra in una lista alternativa, promossa da Plt Holding. È il punto di rottura definitiva. Un amministratore delegato in carica che sfida il proprio consiglio. Non è più tensione interna, è guerra aperta.Per il board il problema è prima di tutto di governance: conflitto di interessi, possibile uso di informazioni sensibili, violazione della lealtà. La risposta arriva rapida. Il cda reagisce e punta tutto su Palermo candidato amministratore delegato. Ma il 24 marzo esplode un nuovo giallo: “Lovaglio si è dimesso”. La banca smentisce. Qualcuno sussurra: la lettera esiste, ma non è mai arrivata. Vero? Falso? Non importa più. Il Cda revoca le deleghe. Lo sospende anche da direttore generale. È una mossa difensiva — togliere leve operative — ma anche un messaggio: niente doppi ruoli, niente ambiguità.Ma Luigi Lovaglio non demorde. Il 31 marzo parla. Difende il piano, invoca continuità, minimizza. Ma la frattura è già irreversibile. Nel mezzo i proxy che invitano i fondi a votare per Palermo, i veleni dei giornali esteri che citano una fonte anonima (l’anonimato ritorno) vicina alla Bce che avrebbe messo in discussione i requisiti di Palermo: mai messi in dubbio. Notizie come accette, polpette avvelenate, mosse di scacchi (anche giornalistici) ogni giorno.Il punto di non ritorno arriva tra il 6 e il 7 aprile. Il consiglio chiude: licenziamento per giusta causa da direttore generale.
Motivazione formale — violazione dei doveri fiduciari. E così si arriva all’ultimo atto, forse penultimo. Perché nel clima che si è creato — esclusioni, liste contrapposte, sospensioni, licenziamenti — anche un sussurro pesa come un macigno. L’indiscrezione su BlackRock non è solo una notizia: è un fattore di pressione, un segnale potenziale agli altri investitori, un tassello che può orientare gli equilibri.Ma resta sospesa. Senza conferma. Senza firma. E allora il vero nodo non è più Lovaglio sì o Lovaglio no. E’ capire cosa è successo davvero: personalismi contro finanza di sistema? O c’è altro? Dopodomani, giornata dei primati: si vota, per la prima volta, con la legge capitali. Si parla di schiere di avvocati pronti su ogni voto: non resta altra cosa che attendere. (di Andrea Persili)

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