MARCO PATRICELLI, ‘SE AVESSE VINTO
LA MONARCHIA. 2 GIUGNO 1946. UNA STORIA CONTROFATTUALE’
(Solferino, pp. 320, euro 19,90).
Un’Italia che nel referendum del 2 giugno 1946 sceglie la
sopravvivenza della monarchia sabauda: è lo scenario di ‘Se
avesse vinto la monarchia’, in libreria dal 29 maggio, dello
storico Marco Patricelli. Per la prima volta alle prese con una
storia alternativa, l’autore intreccia ricostruzione documentale
e romanzo di intelligence, dando vita a un’opera credibile,
serrata e attuale.
Il volume, arricchito dalla prefazione dello storico Aldo
Alessandro Mola, si sviluppa attorno all’operazione segreta
‘White Cross’, il piano destinato a impedire che l’Italia cada
nell’orbita sovietica attraverso una vittoria della Repubblica
al referendum. Nel romanzo, il progetto viene concepito da Harry
Truman e affidato al contrammiraglio Sidney Souers, tra le prime
figure della diplomazia occulta americana del dopoguerra.
“Stiamo falsando un’elezione, stiamo andando contro i princìpi
su cui si fonda la nostra nazione”, osserva il presidente in un
colloquio riservato.
Da qui, il racconto assume presto i contorni del thriller
politico: si sviluppa tra Casa Bianca, diplomazia internazionale
e primi equilibri della Guerra fredda, muovendosi anche tra i
corridoi del Quirinale e analizzando i rapporti tra Alleati e
Unione Sovietica, con sullo sfondo un Paese ancora segnato dalle
divisioni del conflitto civile.
Patricelli adotta il passo del romanzo storico, ma conserva
il rigore dello studioso. Il libro alterna dialoghi serrati,
ricostruzioni diplomatiche ed episodi che accentuano la frattura
morale lasciata dall’8 settembre. Tra questi, quelli dedicati
alla fuga della famiglia reale da Roma dopo l’armistizio.
Il punto di forza dell’opera è nella tenuta narrativa.
L’autore costruisce l’ipotesi senza forzature spettacolari,
appoggiandosi a documenti, rapporti alleati e figure realmente
esistite. Il risultato è un racconto dal ritmo cinematografico,
che conserva però un impianto storico rigoroso, capace di
interessare sia il lettore appassionato di storia contemporanea
sia chi cerca un racconto politico ricco di tensione. La
componente narrativa talvolta prevale sull’approfondimento
psicologico, senza tuttavia compromettere la riuscita
complessiva del libro.
Anche i personaggi storici vengono tratteggiati con
attenzione. Umberto di Savoia emerge come una figura incerta,
stretta tra responsabilità istituzionali e limiti personali,
mentre Togliatti, Badoglio, De Nicola e Vittorio Emanuele III
mantengono una presenza convincente all’interno della
ricostruzione. L’autore evita toni nostalgici o apertamente
ideologici. Si concentra invece sugli equilibri politici e
internazionali che avrebbero potuto cambiare il corso degli
eventi.
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