La riforma della giustizia voluta
dal governo “modifica in qualche modo la natura dell’
uguaglianza tra tutti i cittadini di fronte alle regole della
giustizia”. Quindi “con un disegno che va nella direzione di un
progressivo controllo della magistratura da parte del potere
politico”. A sostenerlo è Gianni Cuperlo, deputato Pd, a margine
di un incontro sul referendum dal titolo “Riforma Nordio: perché
votare NO”.
Per Cuperlo, “è una riforma che non separa le carriere,
separazione che esisteva già di fatto con la riforma Cartabia”
ma “separa le magistrature, determinando un doppio Csm e quindi
incidendo anche sull’autorevolezza e i poteri del Capo dello
Stato, con un’altra corte che non prevede la possibilità di
appello alla Cassazione, modificando in qualche modo la natura
dell’uguaglianza tra tutti i cittadini di fronte alle regole
della giustizia”, ha spiegato Cuperlo. Quindi, “con un disegno
che va nella direzione di un progressivo controllo della
magistratura da parte del potere politico. Noi vorremmo fare in
modo che la Costituzione italiana venga preservata da una
pessima riforma, che può solo che peggiorare il rapporto tra i
cittadini italiani e la giustizia”.
Il deputato Pd si è poi soffermato sul fatto che “quando si
toccano sette articoli della Carta Costituzionale, si è di
fronte ad una riforma che incide sulla natura del nostro
ordinamento, in questo caso della magistratura, ma più in
generale c’è un tema che riguarda il metodo con il quale questo
governo e questa maggioranza hanno impostato quella che non
definirei una riforma della giustizia, peraltro non lo dice
nemmeno il ministro. E’ la prima volta – ha puntualizzato
Cuperlo – che una riforma costituzionale esce dal Parlamento
nella stessa forma e formula con cui è entrata, senza la
modifica di una virgola, di una punteggiatura, senza la volontà
di riflettere, discutere, misurarsi con le altre forze
politiche, di maggioranza e di opposizione, per cercare una
soluzione il più possibile condivisa”.
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