(di Claudio Sebastiani)
A 20 anni dall’uscita di Gomorra,
il libro che gli ha stravolto la vita e segnato il suo destino
come ha ripetuto più volte, Roberto Saviano ha messo su un palco
ricordi ed emozioni, ironia e analisi politiche. Lo ha fatto al
festival del Giornalismo di Perugia, anche questo giunto al
ventennale, in un colloquio con la co-fondatrice Arianna
Ciccone. “Quello che non mi non mi hanno tolto, la certezza
profonda dentro di me che nonostante tutto la verità esiste. E
una volta condivisa nessuno la può fermare” ha rivendicato. Ma
non ha nascosto le sue fragilità. “Una volta – ha ricordato
Saviano – scassai a pugni un tavolo perché uscì su tutti i
giornali del mondo la notizia ‘padre di Saviano coinvolto in
un’inchiesta’. E io non ho creduto a mio padre (ha sottolineato
con la voce segnata dal rammarico – ndr). Quel nome non era
iscritto nel registro degli indagati, era solo citato in
un’intercettazione. Ma soprattutto non era mio padre ma un
omonimo… Gli chiesti mille volte scusa ma questo fa capire
quanto ti distruggono dentro queste cose”.
Saviano ha ripercorso gli ultimi 20 anni nell’auditorium di
San Francesco al Prato gremito di spettatori che l’hanno più
volte applaudito. Ha sorriso dopo che sugli schermi è apparsa
una sua immagine da ragazzo con i capelli folti e lunghi. “Non
mi piace dire ‘cosa mi hanno tolto’ – ha sottolineato – perché
gran parte di quanto successo è responsabilità mia. Potevo in
ogni momento sottrarmi… non mi hanno tolto quello che stiamo
facendo in questo momento”.
“Io ho fatto pagare alla mia famiglia un prezzo altissimo”
ha quindi detto lo scrittore.
In apertura dell’incontro all’autore di Gomorra è stato
mostrato un filmato di uno dei suoi primi incontri con i
giovani. “Nel pubblico – ha ricordato – c’erano i figli di
Sandokan e tutti i parenti di Zagaria perché non avevo previsto
l’invettiva finale. Li vedo lì, con gli studenti divisi per
sesso: i maschi da una parte e le femmine dall’altra”. Quindi
“il montare l’attenzione sul territorio”. “Fin da ragazzo – ha
aggiunto – ho avuto ben chiaro il modo di lotta: tenerli
costantemente illuminati. Non solo quando c’è l’omicidio o il
grande blitz perché in queste occasioni loro lo sanno e lo
vogliono”.
Saviano si è quindi soffermato sulla terra dei fuochi e sui
rifiuti bruciati. “Tonnellate di monnezza – ha detto – che
arrivava dal nord e le discariche napoletane si riempivano,
mentre la monnezza napoletana non entrava. Il percepito era però
‘è sporcizia vostra’. Ma non era così, si entrava in un sistema
complicatissimo”.
Ha anche parlato dei politici: “immunità, immunità,
immunità, loro sanno che possono dire qualsiasi porcata e tanto
vengono protetti”. “Intanto – ha evidenziato – ti costringono a
spese legali… fanno così per spezzarti, per stancarti”.
“Come si può reggere a tanti anni di m… – ha detto ancora
Saviano -, ti spezzano, perdi il sonno e la serenità”.
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