“Disertare i David non è un gesto
contro il cinema: è l’unico modo rimasto per salvarlo”. Così il
movimento #siamoaititolidicoda replica alla posizione assunta
oggi dal coordinamento degli autori sulla mobilitazione del
settore cinematografico in vista dei David di Donatello. “Quella
che si è consumata oggi al Teatro Argentina di Roma non è stata
la ‘grande assemblea unitaria’, ma la cronaca di un’occasione
mancata; anzi, scientemente sprecata, assenti moltissime
associazioni, le lavoratrici e i lavoratori delle troupe e della
post produzione. Lo affermiamo sulla base delle testimonianze
dirette di chi era presente, autori, giornalisti, attori e
membri del nostro movimento, che hanno visto una sala semivuota
e un interesse svanito man mano che i lavori procedevano, con
oltre un terzo della platea che ha abbandonato il teatro prima
della fine” afferma il movimento in una nota.
“È ormai chiaro che le associazioni degli autori, con una
mossa tanto tardiva quanto ambigua, stiano tentando di
‘normalizzare’ il malcontento generale per proteggere i propri
privilegi. Il reale obiettivo di questo incontro – continua il
movimento – non era la lotta, ma la gestione del dissenso. Si
parla di istituire una Federazione Unica, un meccanismo che
sembra uscito dalla peggiore retorica egemonica: l’obiettivo è
blindare i propri vantaggi e concordare comunicati ‘soft’ con il
ministero, mentre le troupe italiane vengono lasciate affogare
in un deserto di tutele”.
Si tratta, insiste #siamoaititolidicoda, di un “tentativo di
silenziare le voci fuori dal coro, come la nostra che, insieme a
Usb Cinema, si oppone all’abbandono dei lavoratori. I sindacati
confederali hanno perso ogni contatto con la realtà dei set e
con la dignità del nostro Ccnl, fermo dal 1999 e oggi riproposto
addirittura in modo peggiorativo dopo ventisette anni di
attesa”. Insomma, conclude la nota, “le associazioni hanno
scelto la via del compromesso morbido. Rifiutano il boicottaggio
perché temono di perdere la vetrina, proponendo invece un
comunicato edulcorato da leggere davanti al Presidente
Mattarella, per poi dare il via ai festeggiamenti come se nulla
fosse. Sappiamo bene, però, che quel messaggio verrà
neutralizzato in pochi secondi dalle passerelle istituzionali.
Partecipare a questa cerimonia e accettarne il cerimoniale
significa avallare una gestione politica che sta smantellando il
cinema indipendente e svendendo la nostra professionalità. Al
contrario, rifiutarla avrebbe una risonanza mediatica tale da
mettere davvero in discussione il sistema che ci sta
condannando. La solidarietà non è una parola vuota da
pronunciare tra un premio e l’altro; è un atto di sacrificio.
Chiediamo a chi ha voce e potere di rinunciare, per una volta,
ai privilegi della passerella e di schierarsi concretamente al
fianco dei più deboli. La storia ci ricorda le proteste dei
grandi maestri che non scesero a compromessi: scesero in strada
con i lavoratori, occuparono sale e ostacolarono festival,
accettando persino di farsi portare via di peso dalle forze
dell’ordine. Oggi, invece, cosa si fa?”.
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