Niente aria condizionata né
zanzariere, celle con la muffa, in alcune zone poca luce e
puzza. Il carcere di Bologna si presenta così a chi lo ha
visitato, la delegazione della camera penale (con l’osservatorio
carcere), dell’ordine degli avvocati e dell’associazione Extrema
ratio. Il caldo, a maggior ragione vista l’ondata di questi
giorni, e la presenza di zanzare sono tra i problemi principali
rilevati in un istituto penitenziario che, al momento della
visita, il 22 maggio, accoglieva 830 detenuti (a fronte di una
capienza di 507 posti, 34 dei quali peraltro non agibili), 742
uomini e 88 donne, 445 stranieri. Più dell’80% della popolazione
carceraria della Dozza (687) è composta da persone che stanno
scontando una condanna definitiva.
Non è stato possibile raccogliere notizie certe, inoltre,
sottolineano gli avvocati, sulla “stanza dell’affettività”,
individuata nell’area colloqui, ma di fatto apparentemente non
operativa.
La visita è partita dalla sezione femminile, che non ha
problematiche di sovraffollamento, ma le detenute lamentano
scarso cibo e l’assenza di zanzariere nonostante ripetute
richieste. “Drammatiche” le condizioni della sezione nuovi
giunti, dove si dovrebbe restare sette giorni, ma nei fatti i
tempi sono più lunghi per assenza di posti negli altri reparti:
“non ci sono prodotti per la pulizia, gli spazi sono ridotti, le
condizioni igieniche compromesse, poca luce e aria
maleodorante”.
Nell’area giudiziaria, dove sono ristretti i definitivi, la
delegazione ha avuto modo di verificare la presenza di muffa
nelle celle, “con evidenti ripercussioni in termini igienici e
sanitari. Inoltre, nelle stanze non sono presenti le zanzariere
e gli attacchi per i condizionatori.
Sono più della metà, 482, i detenuti tossicodipendenti, 110
quelli in carico al servizio di psichiatria “e in questo mese –
spiegano gli avvocati – ci è stato riferito, la maggior parte
delle attività trattamentali è stata interrotta per mancanza di
personale”. Sono poi solo dieci gli educatori, numero
“insufficiente per fare fronte alla capienza sovraffollata
dell’Istituto”.
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