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Home Cultura

“Studia poco”, il padre di Stephen Hawking non credeva nel suo talento

di Redazione Corriere Politico
23/05/2026
in Cultura

“Siamo un po’ preoccupati per come Stephen sta crescendo. Passa il tempo in casa con poca iniziativa e non studia molto”. È una frase che oggi sorprende, quasi incredibile, se associata al nome di Stephen Hawking (1942-2018), l’astrofisico britannico che avrebbe rivoluzionato la cosmologia moderna e trasformato la propria vita in un simbolo universale di determinazione. Eppure è proprio ciò che scriveva suo padre, Frank Hawking, all’inizio degli anni Sessanta, quando il futuro scienziato era ancora uno studente universitario a Oxford e nessuno poteva immaginare il destino straordinario che lo attendeva. Le parole, come rivela il quotidiano londinese ‘The Guardian’, emergono oggi da una raccolta di diari privati, rimasti nascosti per decenni nella casa della sorella di Hawking, Mary, e resi pubblici grazie al lavoro del biografo Graham Farmelo, autore della nuova biografia autorizzata ‘Hawking’, in uscita il 24 settembre per l’editore inglese John Murray.

Come lo descriveva il padre
I quaderni del padre raccontano un giovane Stephen molto diverso dall’icona conosciuta dal mondo: introverso, poco motivato se non addirittura svogliato, insicuro, spesso distante dalle aspettative familiari. Frank Hawking, medico specializzato in malattie tropicali, osservava il figlio con crescente inquietudine. Nei suoi appunti lamentava la mancanza di ambizione del ragazzo e il suo apparente disinteresse per gli studi. Arrivava perfino a scrivere che Stephen sembrava considerare la fisica “inferiore alle arti”, una delusione difficile da accettare per un padre convinto del valore della disciplina scientifica. Quelle paure, però, sarebbero state completamente smentite dalla storia successiva: dalle teorie sui buchi neri alla divulgazione scientifica mondiale con ‘Breve storia del tempo’, Stephen Hawking sarebbe diventato uno dei volti più celebri della scienza contemporanea.
Il dramma della malattia
La nuova biografia racconta anche il dramma della malattia. Nel 1963, a soli 21 anni, Stephen Hawking ricevette la diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica, una patologia degenerativa che avrebbe progressivamente paralizzato il suo corpo. I medici gli diedero pochi anni di vita, ma lo scienziato riuscì a sfidare ogni previsione, continuando a lavorare e a divulgare fino alla morte, avvenuta all’età di 76 anni. I diari rivelano anche il dolore del padre davanti al peggioramento delle condizioni del figlio. In un’annotazione del 1967, Frank Hawking confessava la difficoltà di comunicare con lui: “Tutto è così terribilmente lento. Mi dispiace moltissimo per lui e farò tutto il possibile per aiutarlo. Ma non mi piace stare con lui”. Secondo Farmelo, questi documenti offrono “uno sguardo crudo e sincero” sulla vita privata della famiglia Hawking e sugli anni formativi del celebre scienziato. Molte delle annotazioni erano scritte in un codice segreto, basato sull’alfabeto greco, decifrato dal biografo dopo un lungo lavoro di ricerca. Nonostante i dubbi paterni e la malattia, Hawking riuscì a trasformarsi in un simbolo mondiale di resilienza e genio scientifico. Celebre una sua frase, diventata manifesto della sua visione della vita: “Guardate le stelle e non i vostri piedi”. (di Paolo Martini)

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