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Ucraina, droni russi agitano l’Europa. Meloni: “Gravissimo, sicurezza a rischio”

di Redazione Corriere Politico
30/05/2026
in Politica, Primo Piano
Ucraina, droni russi agitano l’Europa. Meloni: “Gravissimo, sicurezza a rischio”

Berlino, possibile sede di un summit E5. Tivat, in Montenegro, palcoscenico del vertice Ue-Balcani occidentali. E poi Galati, in Romania, dove un drone russo ha centrato un edificio residenziale. È su questa ‘mappa’ che si muovono in queste ore i radar della Presidenza del Consiglio. Giorgia Meloni non ha ancora sciolto le riserve sulla sua presenza al summit con Germania, Francia, Regno Unito e Polonia previsto a Berlino il prossimo 2 giugno, alla presenza del capo negoziatore ucraino Rustem Umerov e del segretario generale della Nato, Mark Rutte. Un appuntamento pensato per fare il punto sul conflitto russo-ucraino e che avrà al centro, tra i dossier più spinosi, l’ipotesi di adesione di Kiev all’Unione europea, obiettivo su cui l’Ucraina spinge molto.

Il nodo è tutto nella data. Il 2 giugno è la Festa della Repubblica: la premier sarà impegnata alla parata, oltre che all’evento serale “I volti della Repubblica”, al Quirinale. E, come si ragiona in ambienti di governo, “se resta quella la data, è impossibile esserci”. La scelta di fissare il vertice in un giorno festivo nazionale non è stata accolta con favore all’interno dell’esecutivo, che avrebbe avanzato la richiesta di esplorare una collocazione alternativa. Qualora venisse accolta, la partecipazione della premier sarebbe confermata. Figura invece in agenda la presenza summit di Tivat del 5 giugno, dedicato al dossier balcanico.
Alta tensione in Romania
Nel frattempo, l’attenzione della politica europea si sposta sui cieli della Romania. Un drone russo ha colpito un edificio civile a Galati, ferendo due persone. La condanna di Ue e Nato è stata immediata e netta. Altrettanto quella della premier italiana, che ha espresso solidarietà e “profonda vicinanza” a Bucarest, “alleato e membro dell’Unione europea”. In una nota, Meloni ha definito l’episodio un “atto gravissimo, che dimostra come questa guerra di aggressione non risparmi nessuno, continuando a colpire brutalmente civili innocenti, ignorando ogni limite e mettendo a rischio la sicurezza europea”.

Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Condanno fermamente la violazione dello spazio aereo rumeno da parte di un drone russo. Ancora una volta – ha sottolineato – il governo italiano esorta la Federazione Russa a impegnarsi seriamente per una pace giusta e duratura. La mia solidarietà al governo rumeno e al ministro degli Affari Esteri Oana Toiu”. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato di “una pericolosa e irresponsabile escalation che non può essere tollerata”. Tono più cauto, invece, quello della Lega. “Per il bene dei nostri figli dobbiamo lavorare con convinzione e determinazione per la pace, ascoltando e coinvolgendo tutti”, ha dichiarato il partito di Matteo Salvini, confermando una posizione che continua a distinguersi da quella del resto della maggioranza.
Vannacci fuori dal coro

Fuori dal coro si colloca Roberto Vannacci. Il leader di Futuro Nazionale affida ai social un video in cui rovescia la lettura dell’accaduto, insinuando che il drone possa essere ucraino: “Che interesse avrebbe oggi la Russia a colpire un paese della Nato? E che interesse avrebbe invece l’Ucraina a farlo facendo credere che siano stati i russi, proprio nel momento in cui si parla del suo ingresso nell’Unione europea? Pensateci”. Poi l’affondo: “Facciamo funzionare il cervello. La realtà non sempre è quella che ci presentano. Ve lo ricordate Colin Powell che all’assemblea dell’Onu mostrava le prove delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein?”.

Una lettura che riecheggia quella di Vladimir Putin, secondo cui “nessuno può affermare a chi appartenesse il drone” prima di un esame tecnico sui resti. Sul fronte dell’adesione ucraina all’Ue, del resto, il centrodestra continua a parlare con voci non del tutto concordi. Forza Italia è favorevole, la Lega contraria. In mezzo, Fratelli d’Italia cerca la sintesi: il responsabile organizzativo Giovanni Donzelli ha condensato la posizione del partito – e della premier – in una formula volutamente cauta: sì all’ingresso di Kiev, ma solo a guerra finita.
Il nodo Safe
Sullo sfondo, intanto, rimane aperto il nodo Safe. Secondo quanto comunicato dal portavoce della Commissione europea per la Difesa, Thomas Regnier, cinque Paesi membri (Polonia, Lituania, Croazia, Romania e Belgio) hanno già firmato i contratti per accedere ai prestiti del programma europeo per la difesa. L’Italia, che avrebbe a disposizione in teoria 14,9 miliardi di euro a tassi agevolati, non ha ancora aderito. La scadenza formale è fissata per domani, 30 maggio, ma fonti vicine al dossier precisano che il termine riguarda esclusivamente gli appalti nazionali e non quelli in cooperazione con altri Paesi, stemperando così l’urgenza della firma. In coda, un’altra scadenza si avvicina: il 6 giugno cade il taglio straordinario delle accise sui carburanti. Difficilmente, osservano fonti governative, un provvedimento in materia energetica potrà approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri del 4 giugno. (di Antonio Atte)

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