Cresce la propensione al risparmio
degli italiani: in cinque anni – dal 2019 al 2024 – la quota di
reddito disponibile messa da parte dalle famiglie è passata dal
7,55% all’8,28%. L’aumento è più pronunciato al Nord, con picchi
del 10,46% nella sezione occidentale, e più tiepido al Sud (dal
5,67% al 6,08%). È quanto emerge da un’analisi di Unioncamere e
del Centro Studi Tagliacarne che quantifica il risparmio delle
famiglie, a livello provinciale, relativo al 2024.
Biella si conferma la “capitale” del risparmio (14,37%),
seguita da Asti (12,79%) e Vercelli (12,53%). Le maggiori
difficoltà si riscontrano a Crotone, ultima in classifica
(4,30%), a Siracusa (4,37%) e Ragusa (4,51%). A livello
regionale, la prima della classe è il Piemonte (10,70%), che
piazza tutte le sue province nelle prime dieci posizioni.
Seguono la Lombardia (10,46%) e l’Emilia-Romagna (10,14%).
La diffusione dello smartworking sembra aumentare la capacità
di risparmio: i lavoratori hanno accantonato il 9,45% delle
proprie entrate nei territori dove la quota del lavoro da remoto
è stata maggiore rispetto alla media nazionale, contro il 7,67%
messo da parte dove il ricorso allo strumento è stato più basso.
Le prime 21 province della classifica della propensione al
risparmio sono tutte del Nord Italia. Alla 22esima posizione si
trova Avellino (9,65%), mentre la prima occorrenza del Centro è
al 36esimo posto con Ancona (8,52%). Sono invece tutte
meridionali le ultime sedici posizioni della graduatoria chiusa
da Crotone.
Spicca il caso di Milano, con i suoi abitanti che hanno
risparmiato in media 3.920 euro a testa nel 2024, oltre il
doppio della media nazionale (1.918 euro) e quasi il quadruplo
di quella meridionale (1.081 euro).
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