(di Francesco De Filippo)
Non solo ricchi premi e cotillon,
non solo i grandi personaggi del mondo dello spettacolo, il
luccicante mondo della grande televisione dagli anni ’70 al
Duemila, mamma Rai, ma anche un viaggio introspettivo, la
“bolla” in cui quei protagonisti hanno vissuto fino a quando
qualcosa ha ceduto, la bolla è scoppiata e gli individui si sono
trovati da soli a fare i conti con se stessi, senza più
riflettori né audience. Walter Croce racconta ascesa e caduta
con il distacco e l’autocritica che tipica dei romani.
Classe 1953, terza e non ultima generazione di lavoratori
dello spettacolo e della Rai, Croce, produttore televisivo, ha
presentato il suo libro autoprodotto – “Per quattro piante di
marijuana” – al Circolo della Stampa ricordando che per 20 anni
la sua vita è stata intrecciata professionalmente e
personalmente con quella di Pippo Baudo, scomparso il 16 agosto
scorso. Fino a licenziarsi dalla Rai per diventare suo unico
produttore e Baudo quasi il suo solo cliente. Dal 1980 al 2000
un sodalizio che ha cadenzato il sabato sera degli italiani e
dato vita a una serie di trasmissioni di successo.
Poi, un male che lo aggredisce, lo scandalo delle
telepromozioni con accuse pesanti (mai però tradotte in
processo) e in un baleno la vita cambia. “Quando è subentrata
Mediaset il settore è diventato una sorta di far west – racconta
Croce – specie per le sponsorizzazioni. Prima che Rai e Mediaset
creassero strutture apposite che facessero da collettori alle
sponsorizzazioni, erano i produttori a trovare gli sponsor e a
portarli alle televisioni: giravano fiumi di danaro, i
produttori passavano da una rete all’altra, tutti guadagnavano
con cachet folli. Oggi non si percepisce nemmeno un ventesimo di
quel che si guadagnava all’epoca”.
Vite intrecciate: la moglie di Croce era la costumista di
Baudo, e questi loro testimone di nozze. Difficile distinguere
dove termina la vita privata e dove comincia lo spettacolo.
“Poi c’è stata una presa di coscienza, oltre alla malattia, e
oggi quel mondo mi sembra una associazione per delinquere,
quindi me ne sono distaccato lentamente. La vicenda giudiziaria
è stato uno spartiacque” racconta Croce. Che poi si è trasferito
a New York, ha cambiato mestiere recuperando se stesso,
“spiritualmente e professionalmente. Anche perché avevo
trascurato la mia natura, cioè la parte artistica. Però ero
stato il più grosso produttore di televisione di varietà
italiano”. La seconda vita è più vera della prima? “Quella era
una specie di bolla folle. E’ immorale tutto quello che mi è
successo, mi vergognavo e quindi dilapidavo con grave disappunto
di mia moglie e dei miei figli”. Oggi Croce, 73 anni, ha un film
in uscita, scrive sceneggiature, va in palestra tutti i giorni.
E ha un consiglio, soprattutto per i giovani: “Non fatevi
abbagliare da percorsi troppo facili. Arrivate per primi e
andate via per ultimi”.
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