Fitto: «Stiamo lavorando al Piano strategico della zona speciale che darà risposte». Visconti (Ficei): «Manca una politica industriale»
Una delle misure bandiera del governo Meloni, dall’inizio della legislatura, è sicuramente la Zes unica del Sud Italia. Una misura nata per rilanciare, nei piani dell’Esecutivo, il Mezzogiorno in modo complessivo e non a macchia di leopardo, effetto delle precedenti zone speciali che ricoprivano aree molto limitate. L’ultima misura che riguarda il rilancio dell’economia è stata approvata a inizio mese con il Dl Coesione. Il decreto prevede uno sgravio del 100% dei contributi a carico dei datori di lavoro, per 24 mesi, ai privati che assumeranno, dal 1° settembre 2024 al 31 dicembre 2025, giovani, donne in determinate condizioni e lavoratori nelle regioni del Sud e delle Isole. Il governo, con questa mossa, punta ad accelerare l’attuazione delle politiche di coesione che prevedono per l’Italia 75 miliardi di euro, di cui 43 miliardi di risorse europee.
«Innanzitutto il Governo dall’inizio ha messo in campo una strategia che porta con sé una visione, perché la revisione del Pnrr, la riforma del Fondo di Sviluppo e Coesione e il decreto, appena approvato, sulla riforma della politica di Coesione mette insieme in un quadro unitario l’utilizzo coordinato di queste risorse attribuendo alle stesse anche una tempistica certa e soprattutto una concentrazione sugli investimenti strutturali» ha affermato il ministro per gli Affari europei, per le politiche di Coesione e per il Pnrr Raffaele Fitto. «La Zes in questo contesto – sottolinea – è un po’ la cornice, tanto che noi stiamo lavorando al Piano strategico della zona speciale che darà queste risposte e avrà al suo interno non solamente gli strumenti di semplificazione e sostegno finanziario, ma anche un’infrastrutturazione adeguata».
De Luca: «Continua a vendere fumo spacciandolo per un successo»
L’opposizione in parlamento prova a spegnere gli entusiasmo della maggioranza. «Investimenti al Sud fermi per colpa del Governo» afferma il dem Piero De Luca. «Fitto continua a vendere fumo spacciandolo per un successo. La verità è che sulla Zes unica siamo fermi all’anno zero e la colpa è solo del governo che è stato in grado di smantellare un sistema, quello delle Zone economiche speciali, che funzionava e che portava investimenti nel Mezzogiorno. Per la smania della destra di centralizzare tutto, a oggi è tutto paralizzato: il credito di imposta è fermo, le imprese che vogliono investire non hanno certezze e non ricevono risposte dalla struttura creata a Palazzo Chigi. Fitto saprà che non c’è peggior nemico dell’economia dell’incertezza. La sua Zes è un fallimento totale e dovrebbe chiedere scusa agli italiani».
La Uil: «Zes unica continua a essere sbagliata»
Critica anche la Uil. Il segretario confederale Santo Biondo ha ribadito «che la scelta di puntare su una Zes unica continua a essere sbagliata: potrà essere, infatti, un’importante leva di politica industriale per il Mezzogiorno solo se specializzata in alcuni settori strategici e se legata al sistema portuale delle regioni del Sud». Secondo Biondo: «Il semplice accorpamento e allargamento territoriale, se non accompagnato da un’importante dotazione economica e finanziaria, rischia di far fallire miseramente l’obiettivo di attrarre investimenti privati, finalizzati al rilancio produttivo del Mezzogiorno. In tal senso, la precarietà temporale delle misure di vantaggio, previste nel decreto Sud, rappresenta un disincentivo, mentre il loro carattere nazionale, definito nel decreto Primo maggio, potrebbe costituire un indebolimento del progetto di sviluppo».
Visconti: «È un’incompiuta»
Non sono entusiaste neanche le aree produttive del territorio. «La Zes unica è manchevole, al momento, di una vera e propria politica industriale che va a puntare sui punti di forza e a rafforzare il tessuto produttivo meridionale» ha affermato Antonio Visconti, presidente nazionale della Ficei, Federazione italiana consorzi enti industrializzazione e alla guida del consorzio per l’area di sviluppo industriale di Salerno.
Al 2 maggio «non sono erano ancora resi disponibili i moduli per il credito d’imposta riconosciuto agli imprenditori che investiranno nella Zes. La scadenza per il riconoscimento delle agevolazioni fiscali è fissata al 15 novembre prossimo. Mancano quindi poco più di sei mesi. Lo scorso primo gennaio, inoltre, è stata introdotta una nuova disciplina per le agevolazioni nel Mezzogiorno a seguito del ridisegno della Zes unica. Ma le imprese non conoscono ancora quando e come sarà possibile presentare le domande per il credito d’imposta, che va ricordato si concretizzano in importi, fino al 60% della spesa, che possono essere compensati sulle tasse. A conti fatti, siccome questa misura si rivolge a investimenti come linee produttive, stabilimenti, capannoni e impianti industriali, cioè spese significative, nella maggior parte dei casi non sarà possibile usufruire di quest’ agevolazione non essendo tali investimenti ancora partiti». Per Antonio Visconti «la Zes unica è un’incompiuta. Di fatto, le imprese meridionali, rispetto alle misure in vigore fino a dicembre 2023, hanno visto scomparire un’agevolazione e anzi risultano penalizzati tutti gli investimenti che si sarebbero invece potuti fare»



