E’ un inno alla pittura, alle
molteplici forme ed emozioni che il dipingere riesce ad offrire
in un’epoca iper-tecnologica, l’offerta delle mostre temporanee
allestite a Ca’ Pesaro-Galleria d’Arte Moderna, della Fondazione
Musei Civici di Venezia, in concomitanza della 61. Esposizione
Internazionale d’Arte della Biennale.
“Jenny Saville a Ca’ Pesaro” è il titolo dell’esposizione
allestita nelle grandi sale al secondo piano e dedicata alle
opere dell’artista inglese, appartenente alla generazione degli
“Young British Artists) emersa alla fine degli anni ’80 e
considerata una delle artiste viventi più importanti, influenti
e quotate del panorama internazionale.
La rassegna, a cura di Elisabetta Barisoni, fino al 22
novembre, presenta una serie di opere che illustrano il percorso
di Jenny Saville (1970) dagli inizi – come il nudo di donna di
“Propped” del 1992 – fino ai dipinti e studi più recenti che
affrontano temi come la guerra e il dolore collettivo, la
sofferenza universale – come “Aleppo” (2017-18) o le “Pietà” –
passando attraverso la serie dei ritratti, a partire dal doppio
ritratto di Jenny e della sorella Hyphen (1999), con un
procedere coloristico che si fa via via più libero, più intenso.
L’ultima sala presenta una serie di lavori inediti creati dalla
pittrice in omaggio alla città lagunare, a testimonianza quasi
del dialogo che la lega all’arte italiana e in particolare
veneziana, da Giorgione a Tiziano.
“Saville – rileva la curatrice in riferimento agli anni
iniziali – è pittrice, è realista ed è donna, ben conscia di
esserlo in un mondo artistico di uomini. In questo universo lei
irrompe nei primi anni novanta con una maturità ancora oggi
sorprendente, considerando la sua età, e vi introduce temi
legati al femminismo e alla parità di genere. Il corpo femminile
esposto nella sua verità, sgraziato, non seducente ma
monumentale, diventa così strumento di un messaggio quasi
liberatorio”.
In due grandi sale allo stesso piano è allestita fino al 30
agosto la mostra “The visitors” di Hernan Bas (1978), artista
statunitense che ha realizzato una trentina di dipinti che
prendo spunto dall’essere a Venezia, da una residenza in loco,
dal tema di un turismo che mette a rischio, trasforma le
specificità delle città, che porta a una disconnessione tra i
“visitatori” e i luoghi che attraversano, I dipinti, con
protagonisti giovani bianchi, mostrano scene di un quotidiano
che appare irreale, costruito, stereotipato da luoghi comuni,
come l’indossare una maglietta con la scritta “Non sono un
turista, sono di qui”.
“The Visitors – scrive Elisabetta Barisoni – descrive un
panorama costantemente sotto i nostri occhi: un turismo
voyeristico e credulone, che a volte mostra una mancanza di
rispetto per gli altri e, in alcuni casi, per la dignità umana”.
L’ultimo capitolo della proposta capesarina, a pianoterra, è una
sala che presenta una serie di dipinti su marmi, alabastri e
onici realizzati d Giulio Malinverni, giovane artista piemontese
che si è formato all’Accademia di Belle Arti di Venezia, per la
mostra “Natura morta, Natura viva”. E’ una ricerca che mette al
centro il dialogo tra materia naturale e intervento pittorico,
la possibilità di dare vita a fiori, piante, piume o il manto di
un animale attraverso un dipingere ridotto all’essenziale che
trasforma la trama della sostanza minerale in rappresentazione
figurativa.
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